L'oratorio di San Bartolomeo
riapre ai cittadini

Quello appena iniziato sarà un autunno denso di avvenimenti per la nostra Città. Venerdì 26 ottobre l'Oratorio di San Bartolomeo ritorna a splendere come una gemma preziosa della nostra storia e del suo patrimonio artistico.
Oratorio di fondazione medievale e che di quel periodo porta ancora alcune importanti tracce, successivamente riprIstinato in stile neogotico in epoca ottocentesca, ritorna ad un uso pubblico come luogo di attività culturale dedicato ad esposizioni di arti figurative, a concerti e rappresentazioni di teatro.
Si tratta un impegno mantenuto dalla Amministrazione Comunale che dopo il Teatro Sociale, restituisce a Valenza uno spazio per la Città in grado di promuovere maggiormente la sua immagine e diventare fulcro di un itinerario artistico e turistico di primo ordine.
Un ringraziamento particolare va al Ministero dei Beni Culturali e alla Compagnia di San Paolo che hanno sostenuto finanziariamente !'iniziativa. AI ringraziamento vanno associati le tre Soprintendenze coinvolte, l'Ufficio Tecnico Comunale e tutti i tecnici, le imprese ed i restauratori che hanno operato in questi anni.
San Bartolomeo è uno dei luoghi che ospita "Valenza Alchemica" la rassegna che con la sua seconda edizione si pone come un appuntamento di rilievo regionale nel campo del teatro nuovo e giovane.
Questa edizione si realizza grazie alle sinergie determinatesi fra il nostro Ufficio Cultura e la Biblioteca, con ATA e con il Teatro Regionale Alessandrino diretto da Gabriele Vacis che ha curato e ideato con il Comune !'iniziativa.
Gianni Raselli
Sindaco di Valenza
Restituire alla propria Città il suo monumento esistente più antico assume un significato di grande valore culturale e sociale.
San Bartolomeo risale al 1500 e possiede una lunga storia che ha visto questo Oratorio trasformarsi da originario luogo di culto dedicato a Santa Caterina, dopo usi civili che lo snaturano e una successiva riconsacrazione nella prima metà dell'800, diventare ora un punto di aggregazione al servizio della cultura.
Il restauro dotato nel XIX secolo a cura della Famiglia Trecate che destinò l'Oratorio a cappella privata, venne effettuato in stile neogotico con un linguaggio decorativo denominato "trabadour".
Il complesso è composto da un corpo principale a base poligonale ottagona con due piccole cappelle laterali, da un basso fabbricato all'angolo tra piazzetta Lanza e via della Banda Lenti ad uso sagrestia, da un cortiletto recintato con accesso diretto dalla via Banda Lenti, in passato adibito a sepolcreto, e da uno spazio a pianta rettangolare, originariamente con funzione di coro e presbiterio, la cui volta a botte è purtroppo crollata nel 1972.
Caratteristica saliente dell'intervento era l'esuberante decorazione ''!rompe l'oeil" che ricopriva interamente e vertiginosamente sia le superfici esterne che quelle interne, al fine di simulare, con la perfetta riproduzione di elementi strutturali e costruttivi, una architettura di effetto spiccatamente scenografico.
A partire dall'inizio degli anni '90, l'Amministrazione Comunale avviava, di concerto con le Soprintendenze competenti e con istituzioni culturali ed universitarie, un articolato programma di indagini e rilievi sulla fabbrica volti al recupero strutturale e funzionale dell'intero complesso, che vedeva nel 1996 una prima ipotesi progettuale (arch. A. Marotta di Casale M.to), per poi concretizzarsi con il progetto esecutivo nella sua forma definitiva nei primi anni 2000, a firma di un pool di progettisti: arch. Mario Semino, arch. Gian Paolo Bartolozzi, ing. Angeleri e ing. Evaso, che ha poi seguito tutto la realizzazione come Direttore dei Lavori.
In primo piano tra gli obiettivi del progetto di recupero, il "salvataggio" di un significativo esempio di decorazione eclettica ottocentesca, da coniugarsi con il riuso della struttura a fini espositivi, museali e più genericamente "culturali". L'intervento si inserisce così in un ampio programma dell' Amministrazione Comunale che ha riguardato in questi ultimi anni la riqualificazione generale del centro storico di Valenza, e che ha visto la valorizzazione di alcuni spazi attraverso la riqualificazione delle pavimentazioni lapidee e dell'illuminazione pubblica (tra gli altri ricordiamo corso Garibaldi, via Cavour e piazza Statuto), il recupero dell'ex-Chiesa di San Rocco e soprattutto la riapertura nello scorso gennaio del Teatro Sociale dopo l'elaborato e magnifico restauro.
L'intervento ha riguardato dapprima gli aspetti più strutturali relativi al complesso architettonico, con vari interventi di consolidamento e risanamento delle murature, la manutenzione straordinaria di tutta la copertura in coppi e del sistema di gronde, pluviali e scossaline in rame, l'installazione di nuovi infissi in legno nei locali annessi all'Oratorio, la creazione di un locale da adibirsi a servizio igienico, la predisposizione degli impianti tecnologici.
Durante questa fase, nel corso degli scavi eseguiti sotto la pavimentazione esistente della sala poligonale per la creazione di un vespaio aerato con funzione di risanamento dall'umidità del terreno, sono state rinvenute alcune sepolture presumibilmente di monache dell' antico convento di Santa Caterina.
Si è poi proceduto al restauro propriamente detto e ad interventi di conservazione del manufatto architettonico e dei suoi apparti decorativi attraverso la ripresa ed il consolidamento degli intonaci decorati, il restauro ed il consolidamento del piccolo matroneo e della relativa scala di accesso, la pulitura, il ripristino dei pavimenti interni originali in cotto, sia nella sala poligonale, con il motivo a losanghe, sia nei locali adiacenti, il recupero del soffitto ligneo della sacre stia ed il ripristino della pavimentazione in ciottoli di fiume policromi del cortiletto esterno.
Nel contempo si è proceduto con una terza serie di interventi tesi a garantire la fruibilità dell' edificio ed il rispetto delle norme in materia illuminotecnica, di prevenzione incendi, di accessibilità ai portatori di handicap, di dotazione di servizi, di comfort ambientale.
La fase dei restauri propriamente detti aveva assunto negli ultimi anni prima dell'inizio degli interventi di recupero, un carattere di particolare urgenza dovuto al progressivo velocizzarsi dei fenomeni di degrado degli apparati decorativi che costituiscono in gran parte il valore documentario del manufatto architettonico e per il ripetersi di atti vandalici.
Il cantiere durante i quattro anni della sua durata è stato costantemente monitorato dai funzionari delle tre Soprintendenze interessate (Beni Architettonici, Beni Artistici e Beni Archeologici), che hanno seguito con interesse ed attenzione le varie fasi, supportando, insieme al Dirigente dell'U.T.C., ing. Roberto Melgara, il Direttore dei Lavori ed il Responsabile Unico del Procedimento per conto del Comune, Arch. Lorenza Mussa.
Con questo intervento si è teso a valorizzare l'insieme architettonico come testimonianza documentaria al fme di reinserirlo nell'identità storico-culturale della Città.
Da oggi Valenza possiede uno spazio di grande valore che verrà posto all'interno di un circuito artistico e culturale teso a qualificare la nostra Città in ambito regionale e nazionale.
Il segno che l'Amministrazione Comunale ha voluto dare è quello della assoluta necessità di tutelare il nostro patrimonio artistico per dare significato alla memoria storica e tenere saldi valori ed identità che costituiscono il terreno in cui si salda una comunità locale.
La restituzione di San Bartolomeo arricchisce tutta Valenza di un pezzo ritrovato della sua storia e offte alla città e alle sue istituzioni e associazioni culturali uno spazio unico e pregevole dove svolgere importanti iniziative culturali.
Maria Maddalena Griva
Vice Sindaco - Assessore ai Beni Culturali
La restituzione alla città dell'Oratorio di San Bartolomeo rappresenta oltre che un fatto culturale di grande valore e significato, innanzitutto un' operazione di recupero di un bene storico che occorre conservare con grande attenzione abituando i cittadini ad apprezzare e valorizzare la loro storia riconoscendo la bellezza dei luoghi che costituiscono questa memoria collettiva.
San Bartolomeo rappresenta un bene in sé che può esistere anche al di fuori di una furizione spettacolare ma abbiamo voluto con la festa di inaugurazione che inizierà questa sera far conoscere a tutti i valenzani un autentico gioiello della loro Città.
Valenza Alchemica rappresenta un esempio inedito ed unico in Italia che coniuga le forme tradizionali di teatro con le esperienze di "strada", la musica, la letteratura, la danza, il design in un contenitore che trova il suo palcoscenico nella Città nel suo insieme.
Infatti Valenza Alchemica si svolgerà nei tre fine settimana dal 26 ottobre all'Il novembre utilizzando il Teatro Sociale, San Rocco, la Biblioteca e il Centro Comunale di Cultura, la sede CAI, i caffè del Centro storico, i casali intorno alla Città.
Valenza Alchemica avrà come temi l'inaugurazione del nuovo spazio culturale ricavato dal restauro dell'Oratorio di San Bartolomeo, l'inaugurazione della stagione teatrale 2007/2008, la rassegna dedicata alle nuove compagnie e intitolata "Giovani alchimisti crescono", una iniziativa nel tema "Acqua" come valore alchemico e momenti che coinvolgeranno gli esercizi commerciali e gli operatori economici della Città.
Voglio sottolineare il grande significato che assume l'importante e determinante collaborazione tra due teatri, il Sociale di Valenza e il Comunale di Alessandria, nell' ambito di A T A, esempio emblematico di un metodo di lavoro che non trova precedenti e che segna la volontà di realizzare sinergie culturali ed organizzative preziose.
L'iniziativa si colloca inoltre all'interno del progetto di produzione teatrale sul territorio che si è concretizzato nella realizzazione del Teatro Regionale Alessandrino gestito e diretto da A T A. Si tratta di un progetto innovativo di grande valore che fa del Teatro Sociale di Valenza, Alessandria e gli altri Centri Zona sede di produzione di spettacoli.
Ritengo che Valenza Alchemica possa rappresentare un esempio esportabile e caratterizzante di un nuovo modo di fare cultura a 360 gradi, coinvolgendo in maniera diretta, vitale e partecipativa una intera città che, da spettatrice si trasforma in protagonista.
In sostanza una idea di cultura attiva che contrasta quella ripiegata e individualistica alla quale siamo diseducati dal modello televisivo, che coniuga vari generi artistici rivalutando anche sedi e luoghi storici culturali.
Pier Giorgio Manfredi
Assessore alle Attività Culturali
